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10 Novembre 2017 - Ex ospedale via Acri, Migliaccio: Sarà rispettato ogni tratto storico della struttura

Testo della dichiarazione dell’assessore all’urbanistica Modestina Migliaccio.

 

“La  professoressa Teti  concorderà con noi  sullo stato disastroso e oserei dire disgustoso dell’edificio  dell’ex ospedale di via Acri – di proprietà dell’Azienda Sanitaria Provinciale - l’autentica ferita per la città. Non mi riferisco ovviamente alla struttura architettonica, ma al fatto che il vecchio ospedale è divenuto un contenitore cadente, al cui interno si sono accumulati i segni del degrado e della sporcizia più assolute. Gli stessi elementi di rilevanza storica, come i resti della porta e della chiesetta di Sant’Agostino, di pertinenza dell’immobile, sono praticamente cancellati dall’abbandono e dall’impossibilità assoluta di fruirli. Tralascio le considerazioni che riguardano la sicurezza, siano esse riferite alle parti che rischiano il crollo, siano esse riferite al fatto che l’immobile, totalmente aperto e incustodito dal lato a valle, è diventato certamente vulnerabile ad ogni tipo di azione umana.

Si sarebbe anche resa conto che qualsiasi operazione di recupero di un complesso edilizio così vasto, comporta un consistente investimento di svariati milioni di euro che solo un soggetto interessato – in questo caso l’Asp – potrebbe economicamente sostenere.

Quindi, la linea di recuperare il complesso e di destinarlo alle finalità sanitarie a cui è stato vocato nel passato, utilizzando le risorse che l’Asp paga annualmente per i fitti sparsi per la città, ci è parsa la più razionale.

L’alternativa all’idea del sindaco Abramo – e condivisa dal direttore generale dell’Asp, dottor Perri -  sarebbe semplicemente l’abbandono totale dell’immobile, poiché nessuno Ente e nessun privato sarà mai interessato a sborsare più di 8 milioni di euro per recuperare un complesso così devastato.

Quanto alle modalità del recupero, a giudicare da quanto avvenuto con l’ex Educandato, i costi lieviterebbero, se non addirittura raddoppierebbero, in caso di conservazione totale dell’attuale impianto.

Per quanto riguarda la salvaguardia dei beni architettonici e storici del complesso, non sarà sfuggito alla professoressa Teti che abbiamo voluto coinvolgere preliminarmente proprio la Soprintendenza all’archeologia, alle belle arti e al paesaggio della Calabria, con la quale abbiamo stabilito un percorso che porterà a realizzare – lo speriamo – l’opera di riqualificazione nel totale rispetto delle forme e dell’architettura e soprattutto salvando dall’oblio e dall’abbandono i segni storici più importanti, la porta e la chiesetta.

Proprio su quest’ultimo aspetto abbiamo ragionato a lungo con il Sovraintendente, concordando che è possibile realizzare, nell’ambito di questo progetto di recupero, una specie di percorso privilegiato che consenta a tutti i cittadini di godere di questi resti e nel contempo della splendida veduta del paesaggio a valle.

Noi pensiamo che la supervisione della Sovrintendenza rappresenti una garanzia assoluta.

Se la professoressa Teti conosce un altro percorso per recuperare l’immobile, non può fare altro che indicare all’Asp la fonte di finanziamento certa per almeno 12-14 milioni di euro. Lo dico senza alcuna intenzione polemica, ma esclusivamente con la preoccupazione di non lasciare nell’oblio e del degrado assoluto l’ex ospedale di via Acri.

Posso rassicurarla che il recupero dell’immobile sarà oggetto – questa mi è parsa la volontà dell’Asp – di un bando rivolto a progettisti di gran valore che avranno certamente a cuore la salvaguardia di questo bene, senza rinunciare alla possibilità di utilizzarlo per il bene comune, dotandolo di tutti i servizi necessari, a cominciare dai parcheggi.

Il sindaco, di fronte al disgustoso spettacolo di quel che resta dell’ex ospedale, non poteva girarsi dall’altra parte.

Resto disponibile al confronto con la professoressa Teti, poiché il Comune avrà in ogni caso la parola definitiva nell’approvazione del progetto ed è nostra ferma intenzione rispettare nei limiti del possibile ogni tratto storico-architettonico della struttura.”