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08 Marzo 2018 - Otto marzo, nota di Silvana Siciliani componente Commissione Pari Opportunità

Testo integrale della dichiarazione della componente la Commissione Pari Opportunità a palazzo de Nobili   Silvana Siciliani

 

“Sono trascorsi oltre settant’anni  da quando, nel marzo del 1947 l’Assemblea costituente ha approvato il terzo articolo della Costituzione Italiana  «I  cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di condizioni sociali, di religione e di opinioni politiche, hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge …. ». Un passaggio fondamentale per le donne italiane.

Nel corso di questi anni  la condizione delle donne  è certamente migliorata, questo è indubbio, ma molti obiettivi restano ancora da conquistare in particolare in tema di parità di sessi.

I numeri infatti, testimoniano che siamo ancora ben lontani da una piena uguaglianza di opportunità: l’unica cosa certa è che le donne, chi più chi meno, non siamo contente della situazione attuale. Ci rendiamo conto di come la soluzione sia ancora ben lontana e come, forse, non esista un mondo ideale.

La vita e la dignità dell’essere umano sono valori assoluti  da non svendere, perchè la dignità è un bene prezioso per tutta l’umanità  a cui nessun individuo senza distinzione di sesso, di classe sociale, di istruzione od altro  giustamente intende rinunciare,  per cui nessuno  deve sentirsi o essere escluso.

Purtroppo però nell’ambito della nostra società, la dignità  è stata spesso ed è ancora calpestata,  con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti ed in tal senso non vi è alcun dubbio che la donna è stata la più colpita , la più mortificata, non gratificata sufficientemente per il lavoro svolto nell’arco del tempo: gli abusi, le violenze subite sono davvero tanti e certamente non più tollerabili.

La festa della donna sappiamo tutti com’è nata, una giornata che non potrà mai essere dimenticata per la tragedia che ha visto molte donne perdere la vita, quindi più che una festa è un’occasione per riflettere sull’evoluzione tra passato e presente, non solo della donna, ma di tutta la comunità per rimarcare con forza che la dignità della donna in effetti è la dignità della società stessa a cui appartiene.

Ogni epoca ha avuto le sue luci e le sue ombre.

 Nel  passato , malgrado le limitazioni che la società le imponeva, la donna ha avuto perfettamente coscienza del ruolo che svolgeva nell’interno della famiglia , solo di riflesso nella società stessa e nonostante le angherie psicologiche e fisiche  subite in ambito sociale e familiare  far fronte alle difficoltà con grande responsabilità e coraggio senza venire meno mai agli impegni assunti. 

Per lunghi anni ha assolto silenziosamente ad un ruolo quasi lasciato in eredità da una società prettamente maschilista, relegata nelle mura domestiche , un ammortizzatore delle controversie familiari e sociali. Malgrado le difficoltà e le sofferenze che ne derivavano  ha saputo dignitosamente trovare la soluzione a tutti i problemi, prima fra tutti a far quadrare i conti.

Le battaglie intraprese e vinte dalle donne nel corso di quest’anni, a mio avviso, hanno un unico filo conduttore: la costanza , la determinazione e l’entusiasmo che deriva dalla convinzione delle proprie idee e delle proprie azioni.

Ciò fa parte della struttura mentale della donna, quindi sono certa che un maggior numero di donne nelle varie attività della vita pubblica non possa far altro che migliorare  lo svolgimento  e la qualità della vita stessa ma, nonostante si faccia un gran parlare di aumentare il numero delle donne presenti nella vita pubblica in particolare nella politica , si assiste ad una sorta di difficoltà affinché ciò si realizzi.

 Ma questa difficoltà da dove nasce? Nasce forse dalla struttura psicologica della donna che tende a realizzarsi nella famiglia e rimanere come una sorte di consigliera dietro le quinte, oppure malgrado il gran parlare subisce in modo subdolo l’eterna prevaricazione maschile?

 La società cambia e le leggi accompagnano le trasformazioni,  purtroppo però la nostra società è vittima sempre più di soprusi a non finire, le divisioni generazionali ed ideologiche , le condizioni sociali e personali certamente non aiutano a risolvere, sembra che a dettare le regole del gioco sono stati e sono tuttora i violenti che continuano a calpestare la dignità umana.

La nostra realtà è carica di sfide , di prospettive di conquiste, di miglioramenti continui che per essere affrontati c’è bisogno, senza criteri percentuali tra uomini e donne , di persone coerenti motivate forti e capaci. Non è aspettando l’otto marzo alcune per festeggiare, altre per dire alle prime che tanto festeggiare non serve a niente, oppure pensare che il rimedio di tutti i mali siano le quote rose, ma la storia dovrebbe aiutarci a comprendere la necessità di mettere da parte polemiche sterili o interessi di parte e portarci inevitabilmente, tutti insieme, ad una ridefinizione delle priorità da attuare per prevenire la violenza contro le donne che troppe vittime sta facendo negli ultimi tempi. Un valido aiuto ci verra’ sicuramente dato dalla nuova formazione in tema di rispetto delle differenze di genere, prevista dal comma 16 legge” La buona scuola” che recita testualmente” il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità’ promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità’ tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni ,al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti ,i docenti e i genitori sulle tematiche .Educare al rispetto, alla parità’ tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere è un dovere da parte di tutti. Attraverso la logica del  rispetto  ,della pari dignità’ ,della reciprocità’ si potrà realizzare un percorso educativo importante sia per i ruoli familiari che  per il mondo sociale e quello  del lavoro.

Un  fenomeno  allarmante , che impone a tutti i livelli, ed ognuno per le proprie competenze e per il ruolo che riveste, delle riflessioni critiche ed autocritiche per cercare di operare in modo diverso e migliore; lo impone la nostra coscienza in nome e per conto dei tanti cittadini che invocano rispetto e moralità.

Per questo gran bene, bisogna essere  disposti tutti a sacrificare qualcosa di proprio e non solo a livello personale , ma anche di gruppo, di popoli e nazioni. E’ con questo spirito che auspico poter dare il mio piccolo contributo affinché si possa  acquisire maggiore consapevolezza sui benefici che scaturirebbero da un maggiore impegno nella vita pubblica delle donne”.